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8/29/2011

E' necessario prendere una posizione e mantenerla!!


Questo è dedicato alle donne di tutto il mondo che hanno usato un bagno pubblico e a voi uomini, perché capiate come mai ci stiamo tanto.
In bagno, come nella vita, é necessario prendere una posizione e mantenerla! u.u



Il grande segreto di tutte le donne rispetto ai bagni è che da bambina tua mamma ti portava in bagno, puliva la tavolozza, ne ricopriva il perimetro con la carta igienica e poi ti spiegava: 
“MAI, MAI appoggiarsi sul gabinetto” e poi ti mostrava “la posizione” che consiste nel bilanciarsi sulla tazza facendo come per sedersi ma senza che il corpo venga a contatto con la tavolozza.
“La posizione” è una delle prime lezioni di vita di una bambina, importantissima e necessaria, deve accompagnarci per il resto della vita. 




Ma ancora oggi, da adulte, “la posizione” è terribilmente difficile da mantenere quando hai la vescica che sta per esplodere.
Quando “devi andare” in un bagno pubblico, ti ritrovi con una coda di donne che ti fa pensare che dentro ci sia Brad Pitt. 
Allora ti metti buona ad aspettare, sorridendo amabilmente alle altre che aspettano anche loro con le gambe e le braccia incrociate.
È la posizione ufficiale di “me la sto facendo addosso”. 
Finalmente tocca a te, ma arriva sempre la mamma con “la bambina piccola che non può più trattenersi” e ne approfittano per passare avanti tutte e due! 
A quel punto controlli sotto le porte per vedere se ci sono gambe.
Sono tutti occupati.
Finalmente se ne apre uno e ti butti addosso alla persona che esce. 
Entri e ti accorgi che non c’è la chiave (non c’è mai); 
non importa… 
Appendi la borsa a un gancio sulla porta, e se non c’è (non c’è mai), ispezioni la zona, il pavimento è pieno di liquidi non ben definiti e non osi poggiarla lì, per cui te la appendi al collo ed è pesantissima, piena com’è di cose che ci hai messo dentro, la maggior parte delle quali non usi ma le tieni perché non si sa mai.
Tornando alla porta… 
Dato che non c’è la chiave, devi tenerla con una mano, mentre con l’altra ti abbassi i pantaloni e assumi “la posizione”…
AAhhhhhh… finalmente… 
A questo punto cominciano a tremarti le gambe… perché sei sospesa in aria, con le ginocchia piegate, i pantaloni abbassati che ti bloccano la circolazione, il braccio teso che fa forza contro la porta e una borsa di 5 chili appesa al collo.
Vorresti sederti, ma non hai avuto il tempo di pulire la tazza né di coprirla con la carta, dentro di te pensi che non succederebbe nulla ma la voce di tua madre ti risuona in testa “non sederti mai su un gabinetto pubblico!”, così rimani nella “posizione”, ma per un errore di calcolo un piccolo zampillo ti schizza sulle calze!!! 
Sei fortunata se non ti bagni le scarpe. 
Mantenere “la posizione” richiede grande concentrazione. 
Per allontanare dalla mente questa disgrazia, cerchi il rotolo di carta igienica maaa, cavolo…! non ce n’è….! (mai).
Allora preghi il cielo che tra quei 5 chili di cianfrusaglie che hai in borsa ci sia un misero kleenex, ma per cercarlo devi lasciare andare la porta, ci pensi su un attimo, ma non hai scelta. 
E non appena lasci la porta, qualcunola spinge e devi frenarla con un movimento brusco, altrimenti tutti ti vedranno semiseduta in aria con i pantaloni abbassati. NO!! 
Allora urli “O-CCU-PA-TOOO!!!”, continuando a spingere la porta con la mano libera, e a quel punto dai per scontato che tutte quelle che aspettano fuori abbiano sentito e adesso puoi lasciare la porta senza paura, nessuno oserà aprirla di nuovo (in questo noi donne ci rispettiamo molto) e ti rimetti a cercare il fazzolettino, vorresti usarne un paio ma sai quanto possono tornare utili in casi come questi e ti accontenti di uno, non si sa mai.
In questo preciso momento si spegne la luce automatica, ma in un cubicolo così minuscolo non sarà tanto difficile trovare l’interruttore! 
Riaccendi la luce con la mano del fazzolettino, perché l’altra sostiene i pantaloni, conti i secondi che ti restano per uscire di lì, sudando perché hai su il cappotto che non avevi dove appendere e perché in questi posti fa sempre un caldo terribile.
Senza contare il bernoccolo causato dal colpo di porta, il dolore al collo per la borsa, il sudore che ti scorre sulla fronte, lo schizzo sulle calze… il ricordo di tua mamma che sarebbe vergognatissima se ti vedesse così; 
perché il suo sedere non ha mai toccato la tavolozza di un bagno pubblico, perché davvero “non sai quante malattie potresti prenderti qui”.
Ma la debacle non è finita… sei esausta, quando ti metti in piedi non senti più le gambe, ti rivesti velocemente e soprattutto tiri lo sciacquone!
Se non funziona preferiresti non uscire più da quel bagno, che vergogna!
Finalmente vai al lavandino. 
È tutto pieno di acqua e non puoi appoggiare la borsa, te la appendi alla spalla, non capisci come funziona il rubinetto con i sensori automatici e tocchi tutto finché riesci finalmente a lavarti le mani in una posizione da gobbo di NotreDame per non far cadere la borsa nel lavandino; 
l’asciugamano è così scarso che finisci per asciugarti le mani nei pantaloni, perché non vuoi sprecare un altro kleenex per questo!
Esci passando accanto a tutte le altre donne che ancora aspettano con le gambe incrociate e in quei momenti non riesci a sorridere spontaneamente, cosciente del fatto che hai passato un’eternità là dentro. 
Sei fortunata se non esci con un pezzo di carta igienica attaccato alla scarpa o peggio ancora con la cerniera abbassata! 
Esci e vedi il tuo ragazzo che è già uscito dal bagno da un pezzo e gli è rimasto perfino il tempo di leggere Guerra e Pace mentre ti spettava. 
“Perché ci hai messo tanto?” ti chiede irritato. 
“C’era molta coda” ti limiti a rispondere.
E questo è il motivo per cui noi donne andiamo in bagno in gruppo, per solidarietà, perché una ti tiene la borsa e il cappotto, l’altra ti tiene la porta e l’altra ti passa il kleenex da sotto la porta; così è molto più semplice e veloce perché tu devi concentrarti solo nel mantenere “la posizione”. 

E la dignità.




(L.LITTIZZETTO)


Oppure, la soluzione più semplice potrebbe essere questa....





8/23/2011

L’Italia POTREBBE diventare Grande: invece della fuga dei cervelli, sosteniamo quella dei minchioni!

Iniziamo con il dire che io provo una grande e immensa stima per una delle comiche più brave in Italia: Luciana Littizzetto.





Le hanno chiesto di entrare in politica e sapete che ha risposto? “i politici non dovrebbero far ridere!”. Stima. 
Sapete cosa apprezzo di lei?Molte cose in verità: la sua pungente ironia è qualcosa che non si può non amare, il suo essere aggiornata su tutto è un atteggiamento da imitare , la sua curiosità e la sua dialettica sono a dir poco spettacolari .. ma sapete la sua qualità migliore qual è a mio parere? Quella di avere un punto di vista chiaro e informato. Lei vuole dire la sua! Non si lascia vivere, ma vive la realtà in ogni suo aspetto! E dalla quotidianità riesce a tirar fuori cose straordinarie!  Sapete che serve per vivere intensamente? Lo stupore per le cose.. e lei ne ha a bizzeffe! E poi.. diciamocelo, sa incantarti su qualsiasi argomento! La politica non mi è mai piaciuta. No. Ma ho iniziato a seguire la Lucianina a “Che tempo fa” e ascoltando lei, uno ci si scompiscia dalle risate (anche se un po’ amaramente, perché ciò che dice fa riflettere e parla di cose drammaticamente vere, in chiave ironica) e due spinge davvero qualche bottone dentro di me ad andare ad informarmi, ad approfondire certe tematiche … e tutto questo dicendo “buffonate”!! Avete mai letto i suoi libri? Io rido dalla prima all’ultima pagina, ma se ci fate caso, parlando di walter e iolanda… non fa altro che raccontare della nostra società in una maniera cosi limpida e critica da spiazzare chiunque! Si vede che era un insegnante! Avrei voluto averla come docente :) Vi riporto qui un brano tratto da “I dolori del giovane Walter” che mi è piaciuto tantissimo! Concordo con lei in ogni virgola…





“Altro che futuro e modernità. Qui siam sempre al pian dei babi. Come per la storia della ricerca. E la ricerca di qua e la ricerca di là… Sempre lì che ti fan vedere uno che tira fuori un’ampollina dal ghiaccio secco e la sbircia. La rimira. Punto. Arriva uno, tira fuori  dal contenitore un’ampolla che fuma di freddo come i filetti di platessa quando li tiri fuori dal freezer e la guarda. Va bene. Amore? Guarda pure nella provetta, guardare è sempre una bella cosa, ma dopo andiamo avanti però. “grazie ai soldi per la ricerca fra vent’anni sarà sconfitto questo e fra vent’anni sarà sconfitto quell’altro.” E minchia! Vent’anni sono vent’anni! Amici delle ricerche? Sapete nel frattempo quante altre malattie ci vengono? Vogliamo darci una mossa, cortesemente? No, perché intanto noi paghiamo. E i cervelli importanti ci fuggono all’estero.
Avete letto del primo trapianto di trachea fatto da un medico italiano? Dottor Paolo Maccharini si chiama. Un vero geniaccio. Sui cinquant’anni, un bell’uomo, una via di mezzo fra Clooney e Iacchetti. No, lo dico perché io me lo immaginavo con le orecchie a punta come il signor Spock e tutto corrugato sulla fronte, visto che ha fatto un’operazione che è pura fantascienza. Ha preso la trachea da un donatore, l’ha caramellata con le cellule staminali della paziente dentro un bioreattore e poi gliel’ha messa su. Tutto questo dove? Essendo un medico italiano in un ospedale italiano, forse? Ma certo che no, in Spagna. E perché? Perché quando è stato il momento di fare il concorso in Italia al Macchia gli hanno detto subito che tanto non l’avrebbe mai passato perché c’aveva davanti un raccomandato. Siamo alle solite. Scappa un cervello, trapianta una trachea e noi la pigliamo in quel posto. Tre organi coinvolti. Noi siam fatti così. Appena abbiamo uno con un QI superiore alla media lo lasciamo emigrare come le anatre mandarine. 
In Italia abbiamo un potenziale di talenti, di prodigi, di menti eccelse. Gente capace di ricostruire il piloro di linoleum, chirurghi che da un cucchiaio di midollo invece del risotto alla milanese fanno ricrescere un polmone, biologi che da una goccia di sudore di macaco sanno tirare fuori il vaccino per il morbo del cuccumerlo, e i raccomandati in Italia gli fregano il posto. Noi ci teniamo le teste di legno che non emigrano mai,.
Facciamo una roba, costituiamo un fondo. Ma non per la ricerca, un fondo che serva a finanziare i raccomandati. Noi li paghiamo. Li paghiamo perché se ne vadano via. Quanto vuoi per andare fuori dalle balle? Trecentomila euro? Toh, pedala. Guardate che alla fine ci guadagniamo, sapete? Per dire. Gli facciamo anche l’esame con il prof che gli chiede: “Mi parli di lei”. “Io, guardi, sono figlio di primario o di politico, non so fare una mazza, voglio solo un posto dove grattarmi le ginocchia per tutta la vita”. Bravo 110 e lode. Vince un concorso in Micronesia  per trent’anni tutto pagato. Così finalmente l’Italia diventerà famosa invece che per la fuga dei cervelli per la fuga dei minchioni.”



Che cosa ne pensate voi?







http://librisulibri.it/2010/12/01/i-dolori-del-giovane-walter-di-luciana-littizzetto



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